Laboratorio di Ceramica con gli Arago Design

MaiolicA4
deformazioni in ceramica
(formato 21×29,7cm)
per il consumo di cibo

Un oggetto, e nel caso specifico un oggetto in Ceramica, può essere descritto come somma della dimensione chimico/fisica del materiale e della dimensione plastica che tale materiale assume. Potremmo sintetizzare tale visione in una somma di tecnologia e “creatività formale”. Tuttavia, soprattutto prendendo in esame la Ceramica, esiste un fattore di lettura trasversale che lega gli elementi di tale addizione: la dimensione storica “dell’Arte complessa” più antica della Civiltà. Di fatto, trattandosi della materia artificiale che affonda le radici negli abissi temporali più profondi, la ceramica porta con se riferimenti più o meno espliciti ai modi più antichi (o ai più recenti) del suo impiego, tanto nelle azioni produttive, quanto nell’esercizio didattico finalizzato alla crescita dei
nuovi designer.

In ambito scolastico, pertanto, modulare l’equilibrio dei riferimenti storici, sia tecnici che formali, consente la costruzione di un’esperienza progettuale completa, che include indissolubilmente l’aspetto culturale che permea tale materiale.
Da questa premessa, muove i passi il workshop maiolicA4, deformazioni in ceramica (formato 21×29,7 cm) per il consumo di cibo.

Un’esperienza di progetto (e costruzione) che oscilla costantemente tra i fini funzionali dei riti alimentari quotidiani, i riferimenti storici e tecnologici della maiolica mediterranea e gli stringenti paletti imposti dal formato della lastra su cui lavorare: un familiare “foglio” di argilla di dimensione UNI A4, complicato dall’instabilità della natura plastica del materiale.

Il principio sembra facile. Individuare una pietanza da consumare su un foglio opportunamente modellato, che nella fase di studio è carta, ma nella fase esecutiva verrà sostituito da una lastra d’argilla. L’argilla, successivamente cotta, smaltata e ricotta, diverrà Ceramica, per la precisione maiolica. Una volta scelta la pietanza, il foglio di cellulosa viene animato tridimensionalmente al fine di
accompagnare al meglio il consumo dello specifico alimento. Tuttavia, la prospettiva del passaggio ad un materiale più consistente, pone già i primi problemi.

Non tutte le deformazioni consentite dalla carta, vengono concesse da una sfoglia d’argilla che, per ragioni fisiche, avrà uno spessore minimo di 5 mm. Le differenze però, non si limitano allo spessore. La materia plastica, è una materia “viva”, che durante il suo percorso produttivo subirà deformazioni e riduzioni di dimensione, dovuti alla perdita di umidità. Insomma, il percorso ideativo, viene ben presto intralciato da molteplici ostacoli, talvolta aggirabili, tal altra insormontabili, e l’idea iniziale si “ri-modella” come fosse essa stessa d’argilla.

Le piegature nette della carta, diventano curve ampie. Le “onde” in cui alloggiare cibo e posate, dovranno essere accentuate, poiché l’argilla in essiccazione tende a distendersi. Per evitare che si avviino crepe…, gli eventuali tagli dovranno concludersi con piccoli fori.
E poi il colore e la matericità.

In questa fase si lavora con la carta e l’argilla plastica grigia, ma il lungo processo della produzione ceramica, si concluderà con un foglio in maiolica, lucida e bianca, pertanto, d’immaginazione ne occorre un bel po’.

La modellazione delle lastre pesanti impone gesti accurati. Ma mentre ci si affanna nella ricerca dell’equilibrio tra la volontà progettuale e la disponibilità del materiale ad assecondarla, le mani toccano i milioni di anni necessari al sedimento dei giacimenti
d’argilla. Le dita compiono gesti “neolitici”, e le volontà si sovrappongono a desideri remoti, come l’impulso
che portò alla nascita della ceramica che chiamiamo maiolica, ovvero il desiderio di coprire la grossolana terracotta medioevale, con il “cappotto” bianco indossato dalle raffinate porcellane cinesi…

Mentre gli studenti, si affannano e lambiccano il cervello per domare la materia alla loro volontà, si sporcano di Storia, di fatica ed incertezza, vivendo un’esperienza importante che pochi materiali c’insegnano; l’umiltà verso l’apprendimento, la pazienza per la conoscenza e la curiosità volta alla scoperta. MaiolicA4, deformazioni in ceramica (formato 21×29,7 cm) per il consumo di cibo, è un workshop che mette in pausa le certezze pre-acquisite.

È un’esperienza creativa destabilizzante, generata dalla complessità di mille “paletti” insiti nella materia più antica, in cui si è accompagnati dal ronzio impercettibile, ma sempre presente, delle storie ancestrali che hanno modellato la vita e gli spazi di ciascuno di noi.

Dario Oggiano & Elisabetta Di Bucchianico